Lençòis, vecchia cittadina mineraria nel parco nazionale della Chapada Diamantina (Brasile), è vita quotidiana, casette coloratissime fuori e sporche dentro, vecchi saggi e personaggi da far west, bambini dappertutto, musica dal vivo che esce dalle finestre ed inonda le strade, vegetazione tropicale che invade le case e si insinua nei cortili, vita sana e massaggi terapeutici, mercati caotici, piccoli bar e osterie che diffondono cultura biologica, capoeira per la strada. Ma è soprattutto persone, persone semplici e allegre, che portano addosso una povertà gentile e rispettosa, buona e silente.

“Lençòis” come “lenzuola”, lenzuola stese sugli spaghi lungo le vie acciottolate, lenzuola asciugate dal sole sulle rocce rosa-rosse del fiume, lenzuola impregnate di acqua color ruggine e maltrattate da mamme forti e buone o da ragazzine che imparano a diventare madri senza averne paura, lenzuola che somigliano alle tende dei cercatori di diamanti, che qui cercarono diamanti e trovarono la pace, lenzuola arse da un sole che brucia di purezza e scalda la faccia, senza fare del male, e risveglia i sensi e la voglia, nei bimbi più pigri, di andare a fare salti mortali sul fiume rosso.